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mercoledì, 07 maggio 2008 03:21 in °peRche?°

Sono le due e mezza di notte, nessuno gira per la casa. Nessuno è rientrato. Se non ci fosse il ronzio di questo vecchio trabiccolo lasciato acceso, mi immagineresti immersa nel vuoto più vuoto a contare i respiri che faccio dalla porta al mio letto. Mi capita spesso di salire le scale e fermarmi 10 secondi a riprendere fiato prima di inserire la chiave nella serratura, ed ogni volta dico a me stessa che da domani smetto. Di fumare, naturalmente
Ma la forza di volontà non è mai stata una compagna troppo affidabile nella mia vita.



Il capellone davanti all'entrata del rockness profuma di cannabis e sudore. Ci guarda ed ammicca come fossimo studentesse sexy in divisa in gita scolastica alla fiera delle vanità. I suoi occhi cadono sulla mia gonna scozzese, le labbra rosse di Stefania e la frangia strana di Martina, che continua a ridere per gli ultimi aneddoti su un nostro compagno di classe, un idiota di 21 anni che per fare la sua figura da coglione si levò le scarpe sotto il banco durante la terza prova.
Saliamo al piano di sopra. Luce giusta, musica sudata di sottofondo, cocktails afrodisiaci e disinibitori, pistacchi e nachos a fiotti nella bocca e in mezzo alle gambe, grandi poster appesi ovunque e riti drogati. Giovanotti mondani stretti nelle loro felpe e seduti a cerchio attorno a un tavolino si passano materiali ed accendini variopinti. A turno aspirano da cartavelina bianca arrotolata la loro bramata porzione. Il porta-cocktail tarda ad arrivare per il secondo giro, così afferro per un braccio la mora e la trascino ancora ebbra e ridente al bancone. Il negretto di cui non ricordo il nome sorride e ci chiede cosa ordiniamo, ma anche lui non riesce a contenere le sue pupille che silenziosamente fissano la scollatura esagerata e le spalline nude di Marty, su cui fa capolino una spettacolare fata dark in posa succinta. E' indubiamente affascinante la mia amica. Avvolta in uno schianto d'abito nero cintato di borchie e catenelle da copione, i suoi occhi semichiusi e le labbra fine ma delicate, il suo caschetto liscio e innaturalmente nero pipistrello. Afferriamo le nostre bevande e torniamo su dove, con nostra sorpresa, troviamo Stefania immersa in una conversazione profonda con Alessandro-bellicapelli e compagnia al seguito. 
Cioè lui sarebbe il titolare del pub.
Un incrocio tra l'attuale Lou Reed e il fu giovine Robert Plant.
Ci sediamo e lascio aderire la schiena contro un divanetto jollatissimo.
Lascio che un certo Federico mai visto e conosciuto mi offra la cannuccia del suo Mojito. Lascio che l'atmosfera si colori di medio-euforia. Lascio che la mia testa volteggi. Lascio i miei occhi creare prospettive al tungsteno che assorbano volti, chiome, mani e corpi. Lascio che la spettatrice sia io per una volta e mi godo lo spettacolo in totale smarrimento sensoriale.
Marty mi scrocca una sigaretta e mi fa: "-Andiamo, su".
E sfreccia la sua Opel corsa bianca lungo queste strade ormai imparate, dove la notte sembra color blu acido in questi vialetti alberati e luccicosi. Tutto molto romantico. Vorrei quasi andarmene a piedi per queste strade tutta la notte.. aspetto soltanto di fare più pratica con la macchina.
Un bacio di congedo e salgo per le scale del mio palazzo, restando immobile per 10 secondi davanti alla porta a recuperare fiato e cercando di distinguere le chiave della serratura da quella del portone. Mi dirigo in camera, infilo short estivi e la magliettona XL dei Cure fasulla comprata svariati anni fa a Termini, mi butto sul divano coi piedi sulla spalliera e concludo il giorno.
Vivo la notte, perchè mi rende serena. Ultimamente sono più le volte che dormo in tarda serata e resto sveglia col buio.. come a voler restare ancora un po' in vita e a contatto di un'intimità che di giorno ci è negata.

Sono le 3 passate e mia madre non torna.
Chiudo.
E buonanotte.



Notte

venerdì, 02 maggio 2008 01:37 in °PoESIe°

    




Notte, accogli tu le mie spoglie.
Fa freddo nella mia stanza e il pensiero si fa pesante,

il ciglio batte malvagio sul corpo, che non frena le sue voglie
e si concede alle lenzuola come una fanciulla col suo amante.


Notte, ti offro il candore della mia pelle:

è un po’ smaccata, rovinata, graffiata,
ma tu saprai lenire la carne, con la linfa delle stelle

sparse nel fresco infinito della distesa maculata.

Notte, fa’ della mia verginità la tua anfora di quiete,

riponi la tua oscurità nella mia quando il sole tace

perché, quando tu sei presente, le Ore muoiono liete

per rinascere di giorno e con forza più audace..

Notte, col bacio universale salda il nostro incontro,
prima che il ghiaccio immobilizzi anche le ginocchia

contornate da petali morti imbevuti d’assenzio,

e la pazzia gridi una sola nota acuta
   -nella mia testa-
                              a sovrastare il silenzio.


OperettAmorale.   Uno , nessuno e centomila..

lunedì, 28 aprile 2008 01:25 in °peRche?°

Oltre 60 minuti.
Piango, singhiozzo, ingoio, tremo.
Ininterrottamente tutto questo, troppo, e quasi mi spaventa. 
La gola brucia e anche il lato della narice sinistra e adesso anche gli occhi e Buckley non aiuta affatto, ma serve una musica di sottofondo per insaporire la tragedia, perchè a me piace essere un po' tragica e in quest'atto so interpretare la parte ad arte.
Consonanze.
Continuo a singhiozzare e gli occhi faticano a guardarsi. Aspettavo quest'implosione da tempo ma come la diva più arrogante si lascia desiderare, e quando arriva fa più danni di un tifone estivo. La sensazione è surreale, è immobile, io sono immobile, io non mi capisco, io non capisco nessuno, e se cerco di interpretare le persone ecco che sento come se mancasse qualcosa per completare il quadro. E allora mi blocco e rimurgino, perché mi mancano i punti di riferimento, e dunque se il mio flusso di coscenza non trova una fossa accogliente in cui defluire, i pensieri mi rimbalzano nella testa come una pallina del flipper.
Inevitabilmente, TILT.
Penso che la più profonda sofferenza sia quasi paragonabile alla morte, ed io mi ci sento completamente sommersa. Mi guardo allo specchio e noto che quando piango i miei occhi diventano scintillanti e belli come non mai; mi viene in mente la scena in cui Romeo uccide Tebaldo, e resta 2 lunghissimi minuti con la bocca spalancata e lo sguardo perso sul cadavere, mentre la telecamera effettua un primo piano violento sui suoi occhi che si inumidiscono per le lacrime. Piange perché ha ucciso un uomo? Piange perché la giustizia farà il suo dovere e verrà punito? Piange perché non si credeva capace di questo? O piange perché soffre di aver dovuto compiere un gesto del genere per amore?

Tuttavia mi sento stupida a piangere così, e allora mi faccio un pò epicurea anche io perchè in fondo la morte non è nulla per noi, e come Meneceo ci credo, e c'ho sempre creduto, e devo crederci ora più che mai, bene e male sono sensazioni, l'anima è atomistica, disgregandosi la percezione è impossibilitata, qualunque percezione anche quella del male, la morte non sussiste davanti alla morte. E così nemmeno la sofferenza.
Non puoi soffrire per una cosa che non esiste.
Ma la paranoia è proprio questo..

Ho le manette.

teatri vuoti e inutili potrebbero affollarsi
se tu ti proponessi di recitare te


*



 



mercoledì, 23 aprile 2008 04:25 in °peRche?°



La diagnosi non c'è, ma i sintomi immobilizzano ogni parte vitale nel vero senso della parola. Accade quando ogni voglia di fare si spegne, quando smetti di dare senso alle cose, quando vedi buio anche se il sole t'acceca. 
E tutto si ricollega forse proprio a quell'estate crudele, quando le mie serate hanno cominciato a collassare nel sonno e nel fumo, nel cibo e nell'apatia, nell'inadeguatezza delle relazioni interpersonali e nella perdita di stimoli.
Accade quando passo ore con un computer acceso o con un libro in mano, mentre invece potrei fare troppe, tante cose ma quando vado in giro a una cert'ora l'unica voglia che mi assale è quella di tornare a casa. E' un periodo di transizione che dura mesi, che sembra non sparire, che sembra non essere un trans, ma piuttosto un ab che si prolunga nel tempo. Sembra un circolo vizioso in cui mi lascio inghiottire come i rimasugli del minestrone che precipitano nel buco del lavandino, e allora cerco di fuggire lontano a bordo della mia nuova compagna di spostamenti, il pescecane grigio metallizzato, col volume della radio alzato finché non mi si sfondano i timpani, sperando che il sole, almeno quello, almeno adesso, almeno mi assista. E me ne vado un po' lontano da tutti, come in fondo ho sempre amato fare.
Me ne vado per le strade, godendomi il traffico all'ora di punta,
giocando a contare quante volte mi tocca ripartire in prima.
Mi diverto a fantasticare sulle vite dei passanti,
perchè sulla mia ormai ho ricamato tutte le storie più magiche,
finché dal cilindro non son cominciate ad uscire carcasse di conigli.

Basta trucchi.


 Sto lasciando scivolare via dall'intreccio tutti i personaggi che erano sulla scena, senza rammarico, senza dolore, senza aumentare quel vuoto che è dentro di me, che è già incommensurabile. Non è un litro d'acqua in più infatti a cambiare le dimensioni dell'oceano. Mi sento arida dentro e non riesco a far altro che chiudermi in questa lobotomia deprimente, asfissiante, assente.
A volte è come se mi sentissi vecchia, come se la vita fosse già interamente trascorsa, come se non mi restasse altro che sfogliare album di fotografie dalle pagine ingiallite bevendo una tazza di tè e aggiustandomi la coperta sulle gambe, anche se la tecnocrazia del digitale ha ucciso la pellicola fotografica.
E se mancano i sogni, le prospettive, gli incubi, le lacrime, le risate, le speranze, resta soltanto un grigio desolante, così ineluttabile e inconsistente da non poter reggere nemmeno la paranoia.
E se nemmeno le sostanze attecchiscono più su questi neuroni se non per indirizzarli in viaggi mostruosi, bisogna chiedersi dove siano finiti i pezzi.
  
 L'unica consolazione, quando mi è possibile, è passare un pò di tempo assieme al mio migliore amico, anche se a volte ho l'impressione che troppo distacco possa finire col cambiarci un pochino, di nascosto dall'altro,
e dimenticare di informarsi sulla metamorfosi compiuta..
 Mi consola avere una passione così forte per la musica, e posso dire che è l'unica cosa che non mi ha MAI abbandonato anche se in molti casi dubito che sia invece un'ossessione perchè io senza suoni non ci so stare.
Mi sento a disagio di me stessa e provo straneamento dall'ambiente che mi circonda.
Mi consola il mio mondo di libri, di letture, di studio..
finestre variopinte che si aprono su altri mondi, ahimé solo immaginari. Mi consola quell'amore abbagliante che getta un fascio di luce sul vuoto che m'avvolge insieme alle coperte del suo letto,
piccolo come una scatola di fiammiferi. Ma che talvolta ci contiene entrambi.



Per il resto, è una pellicola inceppata sulla stessa scena:
addormentarsi e svegliarsi sempre per prima, senza la voglia di alzarsi dal letto, senza la voglia di iniziare una qualsiasi giornata con questo tramonto sempre uguale e l'alba che ne imita i colori, di vedere una qualsiasi persona, di fare una qualsiasi cosa. Ma anche il niente che mi autoimpongo mi affiligge mi tormenta, mi irrita,
mi infastidisce, mi deprime. Mi sono d'intralcio.
Oggi tornavo a casa col pescecane, col vento che mi scaraventava le lacrime fuori dalle lenti dei miei occhiali,
e mentre tiravo su col naso non riuscivo a superare i quaranta.
La mia vita và a trentotto all’ora, senza curve, senza discese pazze, senza una risata che faccia eco alla mia,
che talvolta mi pare addirittura isterica. 
E' come se mi esercitassi a non perderne il suono.
 La mia vita và, e nemmeno io so perché non si lascia vivere da me. La sto inseguendo e la sto demolendo pezzettino per pezzettino, persona per persona, fino a quando al ballo resterò soltanto io ancora in maschera. Ancora più plateale.
 
Spero che questo non sia un punto di non ritorno,
perché il mattino si avvicina placido a cullare il sonno che stanotte ho perso..

Un giorno forse non ricorderò più la pesantezza di questi momenti, di queste giornate, di questi mesi, la pesantezza fisica, imminente, materiale e materializzata, destabilizzante, annichilente, ma ora il futuro che incalza mi angoscia a tal punto da farmi sembrare terribili spettri anche le più semplici speranze.



-Fine-



mercoledì, 09 aprile 2008 18:52 in °peRche?°

                                                            CETERIS SCRIPTUM

C'è la mancanza del tempo, la mancanza di una persona, la mancanza di creatività, la mancanza di fede, la mancanza di autostima e tutto il resto. La cucina di casa di papà puzza di sigarette MS e incenso al ciclamino, e anche il pane è ridotto ad un agglomerato di odori e sapori che rasentano la paralisi sensoriale.. ma si capisce: vivere da soli non è semplice. Soprattutto se si è uomini con un pessimo gusto estetico e si comprano per il bagno delle inguardabili tendine grigio topo. Non proprio grigio topo, direi più un grigio ombra di una mano messa in posizione incidente ad una lampadina accesa. O grigio ampolla della doccia poggiata su una vasca da bagno rosa confetto. Repulsione per le tendine del bagno che coprono una visuale non particolarmente romantica. Ma quando ti affacci semi nuda coi capelli che ti ricoprono il collo e i nei dello sterno, guardando i passanti con un'aria assassina e tremendamente lasciva, intervallando ogni tiro di Camel Light avvolta in cartina stagnola accorpata a tutt'altra sostanza, ad una preghiera contro la degressione umana.. beh, lì la tua dimensione lisergica si dilata quanto basta per vederti rincorrere da un pavone innamorato su di un praticello verde mela, con intorno bambini dai capelli rosa e pelle diafana con sfumature azzurre che intonano una ninna nanna russa in rima alternata; vedi donne in pelliccia bere il loro caffé e tramutarsi in cuscini pelosi che decorano le poltrone di un locale a luci rosse; vedi fiumi di bronzo liquefatto che scavalcano spavaldi le rocce incastrate nel terreno e si tuffano nei solchi generando enormi specchi per le nuvole fragili che si spargono dappertutto come foglie secche perse in una poesia autunnale. Mi vesto. Rubo qualche euro dal vassoio degli spicci. Mi chiudo la porta alle spalle e scendo in stazione. Sul treno mi siedo accanto a un tizio sulla ventina che legge Dylan Dog ed è assorto nella scena in cui una donna viene abbrustolita senza pietà. La ragazza di fianco gioca col piercing conficcato sotto il labbro e guarda disinteressatamente le mie scarpe, mentre io sdoppio il mio sguardo sui suoi occhiali e il paesaggio che scorre fuori dal finestrino. E penso che questa vita da pendolare dovrò farla per molto tempo.. segnare orari, acquistare biglietti, scendere, risalire, aspettare che parta il treno o sbraitare per averlo perso. 5-6 anni così. 200 giorni l'anno, circa. Ma poi penso che anche se sto sfiorando l'esaurimento nervoso sto finalmente studiando quello che mi piace, e mi sta rimbalzando nel cervello la pericolosissima pallina del flipper dell'insegnamento. E anche se in facoltà sono tutti una manica di soggetti, ho trovato due-tre persone che già mi mancano, per quei giorni che non vado all'università. E poi la città universitaria è grande e verde, c'è Madama Minerva che si erge minacciosa e consapevole davanti al rettorato, e almeno due volte a settimana dopo pranzo ci si annaffia lo stomaco con quel fantastico caffé macchiato che eroga la macchinetta al primo piano, altre volte invece si prende la pizzetta rossa da Alfredo che non sa mai far funzionare la cassa e lo si mangia sui lunghi rettangoli marmorei della fontana, nella piazza del compianto Moro, in mezzo a un susseguirsi di birre moretti, rutti, e quel dolce odore di erba ridens che si lascia inalare consensiente e leggero nel tuo stato d'animo. 

                                                                              *

Torno a casa stanca e diversa.
Mi guardo intorno straneata e vulnerabile, energica ma apatica. Metto su il vinile Final Cut dei Pink Floyd e mi sfumo sul divano a pancia in su e le gambe stese sullo schienale laterale. Gli occhi chiusi e la mente assopita. Pensieri pensieri pensieri pensieripensieripensieri. Desiderare l'oblio a 20 anni sulle note di The hero's return è la cosa più eccitante della giornata. Sentire piano piano la lucidità che si allontana. Vorrei sopravvivere alla bestia che ho dentro, alla mia potente padrona che controlla i miei pomeriggi, a colei che mi impedisce di dinstinguere i miei contorni dai suoi, che non mi fa capire quanto ci sia di mio dentro di me, e quanto di suo. E non riuscendo a ricalcare la linea di confine, subentrano strane voglie ed ambigue perversioni, che a tratti potrebbero sembrare palesi rinunce ad impugnare le redini del mio involucro epidermico. Ma la schiuma profumata tempera ogni dichiarazione di guerra. Sono nella vasca rosa confetto e mi vedo come una ballerina di carrillon, con soffici stalattiti bianche che coprono pochi centimetri di pelle e scivolano via lasciando morbidezza ed afrodisiaco calore. Scintille di capelli coronano come un'aureola il mio viso semplice.
 
                                               Sai cosa si prova a patire l'eterno conflitto interiore?
                                   E' sentirsi graffiare e violentare sadicamente dal tuo controllo involontario.




                                                                               final cut



Rimembranze

venerdì, 04 aprile 2008 18:02 in °peRche?°




"A volte mi sento come se dovessi timbrare il cartellino ogni volta che salgo sul palco. Ho provato tutto quello che è in mio potere per apprezzare questo. Ho apprezzato il fatto che io e gli altri abbiamo colpito e intrattenuto tutta questa gente. Ma devo essere uno di quei narcisisti che apprezzano le cose solo quando non ci sono più. Io sono troppo sensibile. Ho bisogno di essere un po' stordito per ritrovare l'entusiasmo che avevo da bambino.."

E fu così che Kurt trafisse il foglio con la penna, la infilzò sul pannello di sughero degli appunti e gettò il portafogli sul pavimento, lasciandolo aperto sulla patente di guida. 
Dopodiché avvicinò una sedia alla finestra, si sedette,
appoggiò alla testa la canna dell'arma calibro 20
e premette il grilletto.




PS. Si dice che a causa dei suoi problemi di stomaco, Kurt consulto moltissimi specialisti e tutti rimasero perplessi.
Un'ulcera venne esclusa, e l'ultima diagnosi fu che il suo problema forse poteva dipendere da una particolare curvatura della sua spina dorsale (Kurt aveva la scoliosi) che toccava un nervo collegato allo stomaco.

E questo forse o mi illumina sulle cause che generano il mio..
o mi proietta in un futuro segnato.
In entrambi i casi, amen.


OperettAmorale.   Uno , nessuno e centomila..

lunedì, 31 marzo 2008 23:17 in °LaBirinTi°

Scegliere di scrivere di me qui quasi un mese dopo, scegliere di scriverlo con la scheda audio a puttane
che rallenta tutte le canzoni e ne diffonde una che è già di per se emotivamente straziante
[oh so all my lovin' go's under the fog..fog..fog], e poi accorgersi che da quando sono tornata tutto va piuttosto a rilento, come questa scheda audio fracassata, come una giornata consumata tra i banchi obliqui e per nulla ortopedici dell'aula I e l'erbetta fresca dei giardini sotto la facoltà, sdraiati al sole dei primi giorni di primavera, fumando allegramente e attendendo la fine di qualcosa, o un inizio che sembra scorgersi timidamente all’orizzonte.. beh dicevo, era ora che operassi una scelta. Perchè l'assenteismo crea più danni di un voto rassegnato.. e una parola la si deve spendere
poiché altrimenti perdo il controllo,
poiché io sono fuori controllo,
poiché io non ho nulla da controllare.

Ho notato una coesione tra vari elementi del creato, molecole che impazzano e si coagulano a volte creando creature fantastiche, nel senso lato del termine, o creature aberranti, al lato del senso del termine. Ma cerco di non fare parte a nessuna delle due categorie, e slegarmi da quel processo di mitosi tale per cui 1+1=2.
Per una volta mi affido alla logica di O'Brien, e anch'io cambio i risultati alle addizioni. 
Anzi mi invento sottomultipli inesistenti e codici verbali incomprensibili..perchè è da un pò di tempo che non capisco più niente, tantomeno i miei comportamenti.

C'è l'occhio sinistro che perde ancora più gradi, e la visuale si fa veramente alterata..come quando tornando a casa, l'altro giorno, e passando sopra il ponte si vedeva questa mia cittadina coperta di una sottile velatura rosa, e i palazzi che di solito sembrano brutte copie di architettura romanica, quel pomeriggio erano giganteschi edifici di bubble gum. Mi sono sentita cosi aerea che il metabolismo è riuscito a decomporre gli ultimi pesanti residui di colpe che mi ero introdotta poche ore prima. Ma che dire, se si riesce a mandar giù qualsiasi veleno in senso figurativo, allora c'è speranza anche per i miei modi animali di ingoiare materia. 




Tutto sommato c'è il paradosso del Tempo, che scorre immobile trascinado con sé situazioni sempre uguali,
come il tizio a Termini che indossa sempre la stessa giacca mimetica e il berretto di lana grigio, e si avvicina pietosamente alla gente chiedendo gli spicci per il supplemento di un fantasmagorico treno che ha perso.
Ed ogni volta lo trovi lì, con la stessa barba rossiccia e incolta, con la mano mendicante in cerca di ingenui che finanzino i suoi "viaggi"..
Tutto sommato ora mi muovo gitana tra la folla, estranea e partecipe ma in una sorta di trance psicologica, un interminabile flusso di coscenza che non conosce barriere e inonda anche le mie notti. Sarebbe bello che la realtà avesse i numeretti negli spazi con affianco la legenda dei colori da usare per ogni disegno.. si spenderebbe meno fatica a dare un senso che non sia lato ma sensato alle cose, prima che la dimensione onirica devasti quella reale o viceversa. Ma ciò assottiglerebbe di gran lunga la fantasia. Allora basta ragionamenti, di nuovo mi perdo nello stream e non ne vengo più a capo. Come disse qualcuno, la parola è solo suono e fumo.. e probabilmente ancora non so valutare bene il peso delle parole, tanto che quella notte sono uscite in modo così leggero che me ne sono stupita io per prima..
Eppure sono belle pesanti..
belle..
pesanti..
E forse lo hai capito, perché quando eravamo in macchina per raggiungere casa non sapevo se parlare a manetta o restare in silenzio, sopra quei sedili che si riscaldavano a tal punto da vederli ribollire..

Di nuovo sentirsi più paranoica di un androide.
Ho voglia di spensieratezza, ma Aprile mi rende contemplativa..
Amico mio, credo proprio che la primavera sia finalmente arrivata.


OperettAmorale.   Uno , nessuno e centomila..

domenica, 02 marzo 2008 19:03 in °peRche?°

Estasi. Stasi. Blocco. Mummificazione. Decesso. Non del corpo stavolta. E' grigio e verde smeraldo il mio mondo, ma non è sempre stato così. E' periodo alla fine. Alla fine sì, è anche normale, ma gli eventi non aiutano, mai.
Un cimitero di fazzoletti usati e poca forza nel tenere le palpebre chiuse senza sentire il bruciore del rimmel negli occhi. Poi arriva il giorno ed arrivo a lavoro con qualche boccone smozzicato lasciato nel piatto..nutrirsi ormai soltanto di spremute e pizza bianca, cereali e qualche cucchiaino di marmellata ad addolcificare una nottata amara, che non ha senso solo per il fatto di non trovarcelo. Senti tutto dentro ma lì rimane, lì rimane.
Dentro.
Non tenti nemmeno a partorire soluzioni al tuo disagio e lasci arrivare lunedì. Eviti solo per un pelo la decomposizione. Morale-fisica. Areosol, nell'ampolla ricordi e dolore, condensati tutti insieme, e vorrei che si nebulizzassero anche le lacrime che invece si seccano sulle iridi prima ancora di colare.
Ma in fondo, sono felice.


Il mio terzo esame non è andato proprio come speravo.. il tempo è stato tiranno e una serie di dietrologie hanno causato una mancanza di concentrazione notevole. Kissmelicia tremava come il filo di un palloncino annodato alla prua di una nave. 
Un orologio con le lancette che sono gabbiani e volano in un cubo di plexiglass scandiva quell'ora che non passava mai, e l'ansia cresceva finché i nostri due cognomi vennero annunciati dal professore..
Non è andata molto bene, la Kissme non l'ha superato, ed io me la sono cavata con un 22. Poco ma buono.
Non vedevo l'ora di sentirmi la consueta leggerezza del dopo-esame. Che bello..





Sono passati già due giorni e ho ancora l'eccitazione del concerto del 29 addosso.. Poche ore di attesa e le luci si abbassano sempre di più, fino ad avvolgere tutta la gente come un caldissimo abbraccio. La voce di Robert Smith sembra provenire dal fondo di un tunnel. Ti chiama da distanza imprecisata, rimbomba l’eco delle sue note fino a penetrarti dentro ma paradossalmente non è tua, non la afferri e corri corri ("I'm running towards nothing again and again and...") nel tunnel mai rettilineo, ma fatto di un’unica sola interminabile curva.. Tutto d'intorno è scuro ma scintillante e, dentro, un torpore adrenalinico inquieto nel frastuono feroce delle chitarre e il battito possente e virile delle percussioni. Estasi empatica, la corsa ora è ballo ora contemplazione, le parole scorrono tra un intenso riecheggiare di “oo” che risuona sempre potente con un’amena ridondanza che non lascia intravedere via d’uscita se non l’approdo del tunnel però inarrivabile. In equilibrio perfetto tra inquietudine e sensazione di soffocamento nella quale sapiente mai scivola questo suono così vivo nel suo scuro fosco vibrare, poesia scostante dell’anima che regala sensazioni di raro godimento..
Estasi. Stasi.
Estasi ed estasi di nuovo..




* * *

Torno a casa e scopro di essere diventata quasi grande.
L'ultima buonanotte con mio fratello che spartiva la stanza e i giochi di noi piccoli. L'ultima volta girato di schiena con le gambe chilometriche che la coperta non riesce mai a coprire del tutto.. L'ultima volta che si sta in tre.
Tutti gli uomini di questa casa se ne sono andati, davvero.
Ed ora
spetta a me non piangere e spetta a me cercare di inventarmi un rapporto più loquace, scherzoso e complice che non era mai esistito in vent'anni con mia madre, solo per tranquillizzarla che esiste qualcuno che vive in casa con lei, ancora un po', e che non deve sentirsi sola.. ma la vedo dura. Mio fratello è capace di farla sorridere, ridere, giocare. Con me invece, è una continua prova del nove, una continua sorveglianza che pure se lei compie nei miei confronti spinta dall'amore incondizionato di una madre, è avvertita da me come una sfida
e un'intromissione nelle mie cose e nella mia condotta. 
Lo so.. è solo paranoia. Sono in paranoia, ma che ti devo dire.. qualche colpo di basso ogni tanto arriva, perchè un senso di precarietà, di insoddisfazione, di forte disagio c'è sempre, come un cancro onnivoro che mangia tutto in egual maniera e poi rivomita, ma una volta rigurgitati non vi è molta differenza tra zucchine lesse e una parmigiana.
E allora resto ferma, stordita, apatica, spenta.
Passata la transizione non riesco a muovere il primo passo nella nuova situazione.
Giunta da A a B non riesco ad arrivare a B1.
Voglio sperare che sto solo ferma un attimo, seduta su un gradino, per strada, aspettando che le forze tornino, aspettando che la strada si apra di nuovo.



domenica, 17 febbraio 2008 18:29 in °peRche?°

Caos.
Tempo dilatato, allungato, ma sempre più labile.
Tramonti liquidi, giorni statici, giorni immobili, giorni isterici, giorni-non-giorni,
e non credo che dipenda dal fatto che quest'anno febbraio sia bisestile.
Hashish quando capita e caffé decaffeinato per imbrogliare l'apparato cardiovascolare, incenso allo ylang ylang, energia compressa in capsule per correre più forte di Achille e la tartaruga, perchè tutto possa sfumare dietro ai miei piedi come una nuvoletta da cartoon.
Transizione.
Transizione per la gente che mi sta intorno, e mi attraversa come la diagonale del quadrato, incommensurabilità del caos, ineluttabilità dello stesso. Qualcuno va sotto a qualcosa e perde la propria identità, qualcun altro è di talmente estemporanea presenza da non lasciare nemmeno un abbaglio. Qualcuno progetta un dislocamento, qualcuno occupa il suo nuovo dominio, qualcuno resta solo, io resto con lui. Che poi è una lei. 



Ma poi ti perdi e ti ritrovi, e tutto scorre sotto le ruote di una clio bianca che guidi per 20 minuti
anche se non hai la patente perchè te l'hanno fottuta tre settimane fa sulla metro [..!%&#@!!.], e tutto scorre perchè finché posso ancora godere con te, mio Amico, delle ore più intense, più riflessive, più giocose e più stronze.. io non conosco più l'estensione del Tempo. Non la voglio più conoscere. Eseguo un cont-down mentale tra il tuo sorriso e il mio pianto, quando mi lascerai.. Non la voglio più conoscere.. I miei giorni passano dall'alternarsi del sole e delle stelle (la più bella l'ho custodita nel mio letto stanotte..).
Passa e scorre questo Tempo, ma non c'è più lo stesso odore d'inverno di 2 anni fa, quando l'odore del cornetto con la marmellata si mischiava all'odore della tua pelle che baciavo tutte le mattine a scuola dicendoti che porca puttana ma quanto cazzo di fondotinta ti metti! Due anni in cui cambi tu e chi ti sta intorno, ma non riesci mai a fare una distinzione precisa tra chi ha cominciato prima.. E allora noti che quelle persone non sono più le stesse, e nemmeno te sei la stessa, sicuramente un pò più randagia, un pò più eclettica, istericamente placida.

Poi ci sei te adesso, che da un qualche mese mi spezzi le ginocchia schiacciandomi contro la MIA parte del muro, quello che avevo issato tra me e il resto del mondo rigiurandomi di non far entrare più nessuno..
Ed invece crolla piano piano mentre m'abbracci e io sudo mezza sveglia mezza fatta tra le tue braccia. 
E stanotte quando ho dormito con te mi sono svegliata alle volte incredula.. e ti ho visto così morbido e limpido, assopito nei tuoi sogni, di cui a tratti come suggerisce Prevert sono anche gelosa. Un'ora sola, nemmeno, nell'etilismo bianco di un latte col caffé, in mezzo alla stanza, accovacciati sul balcone ammirando il primo sole
(è strano avere stelle e sole zugleich, al contempo) e già era un bacio lungo un anno..  E anche se sto preparando l'esame più nozionistico e pesante del mio corso di laurea, e anche se ormai io e kissmelicia abbiamo lasciato il cervello nella fantastica Isola di Calf, quando prendo il treno e torno a casa mi sgrullo dalle spalle per un secondo tutti i momenti..ed è tutto così strano..


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OperettAmorale.   Uno , nessuno e centomila..

venerdì, 15 febbraio 2008 18:18 in °peRche?°

°°°stockholm syndrome°°°

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liceo liceo liceo
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compiti interrogazioni
temi scrutini voti
seghe
entrate in seconda ora
fogliettini
suggerimenti

Perchè in quast'ultimo anno mi hanno demolita e ricostruita,
come un castello fatto con il lego che diventa una casa bauhaus, e il cubo di rubrik forse è più bello se non riesce del tutto..

E io però alla fine ci sono riuscita.
E' bello lo stesso.

OH RIPIGLIATI!




giovedì, 14 febbraio 2008 16:56 in °peRche?°

FLASHBACK: Giovedì 7 feb. h.9.25

La grassona dalle labbra scarlatte ordina un cornetto integrale. Un cornetto integrale. Un cornetto integrale.
Ci pensi che la parola "integrale" ha due livelli di senso? Lei mangia e si gira verso il tabellone degli orari, e felice ingurgita l'ultimo boccone del dolcetto, che si sa è la parte più buona. Le scarpe del tipo in giacca e cravatta hanno punte più inarcate del vecchio del bar che si sbaglia a darmi il resto, e poi scopro di avere ancora il terrore degli aerei, perchè il frastuono di quello appena passato mi ha raggelato il sangue..e la gente ride e continua a parlare di stronzate.
I luoghi comuni dovrebbero chiudere.

E' presto e l'aria è fresca e assolata. Kissmelicia mi guarda preoccupata perchè "tu almeno le cose le sai e io invece non ho studiato un cazzo e mo' come faccio domani il professore mi boccia mannaggia la puttana", ma com'è bella poi quando mi abbraccia forte una volta uscita dalla stanzetta col mio primo verbale dell'esame! La leggerezza delle cose prende il sopravvento, al punto che acconsento ad andare a dormire a casa sua in modo tale da farle studiare quel tanto che basta per rassicurarla.
Ed i risultati, ci sono..

FLASHBACK: Martedì 12 feb.

La testa sul cuscino e tutto azzurro attorno. Tutto azzurro attorno. Muovi il collo lentamente, a destra, poi a sinistra. Un pezzo di cielo ti fissa e tu avresti voglia di scrivere, di cantare a squarciagola, e poi di sederti in un angolino,chiudere la porta e piangere. Tutto azzurro attorno. Con le nuvole più leggere che tu abbia mai visto. E' come se ogni droga nuova che prendi fosse la prima volta che baci qualcuno.
La testa sul cuscino e tutto azzurro intorno.
Tutto azzurro intorno.
Lei è di là che piange, tua madre. Appoggia i gomiti sul tavolo e guarda in giù. Il suo pianto è uno di quelli silenziosi, che si riconoscono solo da brevi sospiri leggermente più marcati.. sono quelli che fanno più male, soprattutto quando sai che l'intento è quello di nasconderli.. Ma stavolta mi faccio spavalda, stavolta voglio che si faccia ascoltare, e l'abbraccio, e la prego di dirmi cosa la fa star male..
Una madre deve essere forte e pronta a queste cose, mi dice lei, ma quando vedi concretizzarsi quelle situazioni che pensavi accadessero in un futuro un pò più futuro..beh io..è tutto così strano.

E' strano.
In effetti..

La decisione di trasferirmi a settembre in un'altra casa, vuoi per stare più vicina all'università, vuoi per misurare le mie capacità di saper sopravvivere senza avere chi ti fa da mangiare e ti fa il bucato, vuoi perché tanto qui non ho quasi nulla da perdere, vuoi che voglio in questo modo giocare a fare l'adulta, et cetera.. insomma, la decisione è presa.
Ma cosa accade quando anche l'altro figlio decide di intraprendere un passo del genere, e lo decide così, adesso, con il posto libero già dal 1 marzo, con le valige già quasi pronte?
E cosa accade quando solo l'idea di mangiare un piatto di pasta da sola ti rende triste, figuriamoci quindi di dormire e vivere solo in funzione di sé stessa, dopo aver avuto per più di vent'anni i tuoi figli sott'occhio?

Qui è tutto così strano, adesso.
C'è aria di cambiamento.
E anche Armaus ha deciso di partire..di andare dall'altro capo del mondo e chissà quando ritornare..
Andare talmente lontano da essere raggiungibile solo con l'aereo. Cristoddio l'aereo del cazzo..!

Scopro di non saper scrivere. Ecco mi è preso il blocco.. Mi escono tante cose dalla testa ma metterle in forma scritta adesso mi sembra lo sforzo piu disumano che mi potessi costringere a fare.

E allora finisco così.
Con un'aria di cambiamento che ci sta cambiando un pò tutti, un pò adesso
e un pò tra un pò..


Ed io?
Quando cambierò?


OperettAmorale.   Uno , nessuno e centomila..

venerdì, 01 febbraio 2008 23:13 in °LaBirinTi°
Si, riflettendoci nella mia vita non è mancato nulla..
I genitori deliranti, le morti assurde, rotolarmi sull'erba da bambina, sdraiarmi sul muretto nelle calde notti estive con la migliore amica di fianco, universitari con le Adidas a righe attorno, i frappé alla fragola nei bicchieri di cocacola..parlando di noi, di lui, degli altri. Facce che sorridevano al sole, facce dissolte nel buio di quelle notti. 
E
poi attraversare sottopassaggi di scritte con una ragazza che mi ha tradito ma che mi parlava da amica, o piangere su una lunga strada trafficata cercando un telefono, o piegarmi alla volontà di un uomo più grande..
S
cappare e correre via da tutto, almeno per un giorno.
Scappare per più giorni.
Conoscere un lui,
amare Lui,
mentirgli,
riconciliarci,
fare l'amore
e ridere..
E lunghe passeggiate su Monte Cavo alle 6 del pomeriggio,
vestiti di bianco e jeans strappati,
il cielo era viola e le foglie coprivano appena la terra sulla quale tracciavo col dito "NOI".

E farci del male
ancora
e ancora.
L'amore fatto senza aspettare,
tornare a casa da sola perché lui doveva partire
perché lui aveva le prove
perché lui era ubriaco,
perché lui alla fine non era innamorato.
Rifarci promesse.
Non mantenerle.
Odiarlo
lasciarlo
dimenticarlo
ma solo per un po',
anche se poi è tornato, per poi lasciarmi per sempre.




Si non mi è mancato nulla.
Mordermi l'anima, da sola, balbettare, avere crisi di nervi, svuotare costosi vasetti di crema di mia madre nel cesso, scrivere che più nulla aveva senso nell'angolino dell'ultima pagina del quaderno di storia, non mangiare più, non pensare più. Ero spesso stesa sul letto e semplicemente non pensavo.
Guardare gli altri andare, sapendo che qualcuno comunque e sempre sarebbe arrivato prima di me, era uno dei motivi per cui non valeva la pena di crearsi un futuro.

E poi gli amici, quel gruppo, il sabato, la musica, la cresta, le catene.. una gioia sconosciuta che mi ha afferrato per i fianchi e riallacciato le scarpe, come faceva mia mamma quando ero piccola e lo ha fatto fino ai 10 anni.
Ho sempre avuto bisogno di qualcuno che mi spronasse. Dicevo, le scarpe. Le pesanti Underground nere costate una cifra pazzesca. Ma io le indossavo per sentirmi più forte, più grande, più Io.
Drogarmi, e bere, e 200 sigarette, e il cinema di mercoledì, e i libri alla Feltrinelli, ed i vestiti "modificati", e suonare, e fare sega con ThinkyWinky, e poi la crostata da Armaus, il cane fattone di Lavinia, le lenti bianche di Simone, e Mauro che fumava la sigaretta solo fino a metà e poi la passava, e fumare e ballare e fumare e ballare, per 4 anni ogni volta captavo una qualsivoglia forma di novità mi ci buttavo a braccia tese, mai stata cauta, mai mi accorgevo del pericolo, ma sempre fiduciosa che il Bene e il Male di ogni cosa si sarebbe risolto con un sorriso. 

Ho adorato la mia testa sempre più leggera, gli uomini che passavano, uomini che ho visto e fatto l'amore e mai amati, uomini  che credevo d'amare ,eh si io li amavo in fondo, tutti a proprio modo, anche se restavamo ognuno al proprio posto. Ognuno al proprio posto. E poi l'estate dell'isolamento dal mondo che era quella della redenzione, quasi, e che poi mi ha risbattuto nell'abisso. E lo psicologo napoletano mi faceva sempre le stesse domande, barrando caselle e scribacchiando numeri sulla cartellina. Razza di idiota incompetente. Mi faceva sentire una povera scema, una bimba capricciosa. L'ho odiato tanto, ma in fondo era me che odiavo.
Le mie ossa che non erano mai abbastanza visibili.. quelle che coprivo in casa ma mostravo di fuori.
Di nuovo la morte
di nuovo il delirio
e i giorni buttati al Sant'Alessandro,
e il mio pigiama a volte ha pianto con me.

*

 
Crescere poi, oltre l'adolescenza che spesso mi manca, essere consapevole che sono viziosa
che ho un po' di follia, solo un pochino,
che "Zero" nn sarà mai finito, ma è un bel CD,
i vestiti e le ragazze, l'autunno di lei che mi ha amato,
l'inverno da vera donna con un vero uomo che parlava così bene ma che poi era un burattino,
e di nuovo lacrime,
e ritrovarmi sola di nuovo,
ad alitare sulla finestra per disegnarci sorrisi,
 il pensiero dell’altro che tornava sempre..
e la sua voce
che di notte, nel silenzio,
a volte è tornata.

Ora non c'è quasi più nulla.
Il muretto è sbriciolato assieme a tutti quegli incubi che talvolta mi svegliano di brutto e poi non mi riaddormento. L'amica migliore non indossa più Converse nere e braccialetti di plastica.
Ora lei E' donna, donna davvero. Argento sui suoi polsi e non più tra i denti. La musica non ci fa più da bunker in cui rifugiarci sicuri e sereni, perchè la Musica non ti fa pensare.. per 4 ore non ti fa pensare.
Ora Mauro non ci arriva più nemmeno a metà sigaretta.
La marca della sua felpa nemmeno la conosco.. e Simone, Simone si è rinchiuso nel suo mantello da vampiro ed è volato lontano da tutti. Lui forse è felice. Thinky.. boh. Thinky non lo so. Thinky non lo sa.. ma quando se ne accorgerà sarà troppo tardi. Magari ora è tardi per gli altri..magari ora è tardi per continuare.
Ciao Professore, il Maalox non lo prendo più. Il mio stomaco fa sempre di testa sua e ormai mi arrendo..
 Lo assecondo e così resto qui davanti ad una Finestra nella versione contraffatta e cibernetica.
Le parole si catapultano nel vento come
quelle pallottole di fieno che si vedono rotolare lungo i deserti dei film western.

Tiro le somme a 20 anni..
guardo in questo canestro di vimini distrutto e ne tiro fuori
bugie, lacrime, odori, pupazzi, 
e poi alla f
ine qualche stella..